Idee confuse... sensazioni... emozioni... ossessioni. Sono passati anni, sono cambiate le città, le lingue e le persone. SOno cambiata anche io. Forse.
venerdì, 10 luglio 2009
A sei giorni dall'esposizione del virus, dopo altrettanti giorni passati a giocare al piccolo chimico posso ufficialmente dire di aver scampato l'influenza.
Almeno stavolta.
Per lo meno, quando avrò l'occasione di conoscere il virus da vicino, potrò sperare nell'assistenza dell'amica contagiata e che non mi ha contagiato.
Oggi sono felice. Arrivano i primi segnali di approvazione ed incoraggiamento dall'università.
Ho carta bianca. La mia creatività è libera di creare. Se lo posso pensare, lo posso fare.
Ho il supporto dell'istituzione e l'approvazione dei colleghi senoir. Ho tutto quello che ho sempre voluto.
E' una bella giornata. E' una notte serena. Studio e lascio libera la mente di ragionare e di creare. Nulla stimola di più la mente che il foglio bianco, la consapevolezza del privilegio che mi è dato di seguire i miei istinti e le mie intuzioni, senza costrizioni, senza imposizioni.
Sono sovraeccitata mentalmente, iperstimolata intellettualmente e libera.
Finalmente libera di essere quella che sono, nelle mie bizzarre idee, nella mia pallida eccentricità di pensiero.
E sono felice. E la felicità ha ogni giorno una sfumatura differente. Si rinnova ogni mattina e mi accompagna in questa avventura.
Giornata al parco. Passata a godere del sole e della vita che mi passava davanti. Mentre cercavo di disegnare, pensavo come i bambini, di tutto il mondo, di tutti i colori sorridano per le stesse cose e come siano simili!
I bambini sono tutti uguali, sorridono se gli sorridi. Poco importa se la loro mamma è nacosta da un burka che lascia scoperti solo gli occhi, se hanno famiglie non-convenzionali, se hanno capelli crespi ed ispidi o biondi fili delicati... poco importa la famiglia in cui sono nati e non esiste davvero alcuna differenza. se gli sorridi, loro sorridono. se ti vadono disegnare, lo vogliono fare anche loro.
Ma stasera sono poco propensa a pensare. tornata a casa, ho avuto una chiamata che mi comunicava che un'amica con cui ho trascorso tutta la giornata di ieri ha il virus influenzale di cui si parla tanto. Oggi è stato registrato il primo caso fatale a Londra, il quarto nel paese.
Ad essere sinceri, non so se essere preoccupata o sperare di aver contratto il virus. Contrarlo oggi significherebbe sviluppare gli anticorpi in modo da poter affrontare l'inverno con più tranquillità, perchè non ci sono dubbi che quest'inverno sarà davvero terribile vista la rapidità con cui il virus si sta propagando adesso, in una stagione sfavorevole per il virus stesso. Ma l'incognita di come un'influenza così violenta possa interferire con il mio fisico e soprattutto con la mia "compagna silenziosa" è un dettaglio a cui non riesco a non dedicare un paio di timidi pensieri.
Domani il programma prevede scorte di vitamina C e integratori, in modo da poter prevenire e potenziare il sistema immunitario, sperarndo così di aver contratto il virus in una forma leggera ma sufficiente a creare gli anticorpi per l'inverno. E poi qualche scorta di cibo, che non guasta mai in quesi casi.
Domani gioco a fare il piccolo chimico com me stessa. L'obiettivo è di non perdere tempo con l'influenza.
Avrei voluto andare a trovare l'artista clochard sul Tamigi, vedere come evolve il suo tappeto e quanta magia si fosse depositata dalla scorsa settimana. Ma la giornata ieri era estiva, era calda, era quieta e alla passeggiata affollata, ho preferito la quiete, i profumi ed i rumori di un parco.
Ho preso la mia borsa, un libro, un blocco di fogli, del carboncino e dei gessetti colorati. Sono arrivata nel parco ed ho trovato la mia panchina.
Ho appoggiato la borsa, mi sono seduta, ho tirato fuori il quaderno, i colori ed il carboncino. Mi sono messa a guardare le persone che passeggiavano. E loro guardavano me. Ho scambiato battute con bambini incuriositi, coppie di anziani che mi guardavano disegnare, turisti meravigliati, ragazzi e ragazze che semplicemente vedendomi sorridere, ricambiavano con un sorriso.
Ma la verità, che loro non sanno, è che non sorridevo a loro. Ma al mio presente. Non mi rendevo neppure conto di sorridere. Era semplicemente l'espressione del mio viso. Era semplicemente quello che sono.
Ho trascorso un paio di ore su quella panchina. Passanti di ritorno, mi salutavano come se fossi sempre stata lì, come se ci conoscessimo, uniti dall'alchimia perfetta di un sorriso, di una giornata d'estate e di sole.
Non avrei cambiato quelle 2 ore con niente al mondo. Ero nel posto giusto. Rilassata e serena. Non contava nulla, nè il mio passato nè il mio futuro. Ero nell'attimo. Esistevo e mi bevevo le sensazioni e gli istanti uno ad uno, senza alcun pensiero. Senza alcun turbamento, senza null'altro che me stessa ed il mondo, sola con le mie matite e la mia fantasia.
Era da quando ero adolescente che non toccavo seriamente colori e carboncino. All'epoca volevo fare la scuola d'arte. Ero brava. Ho la tecnica. Recupererò la mano. E se non la recupererò, troverò comunque momenti preziosi.
Un temporale improvviso a interrotto la magia.
Mentre aspettavo sotto un albero che la pioggia cessasse per qualche istante ho ripensato al tappeto magico. E ho capito un pò di più la magia di quel tappeto.
Ch.
E crescendo impari che la felicità non è quella delle grandi cose. Non è quella che si insegue a vent’anni, quando come gladiatori si combatte il mondo per uscirne vittoriosi..
La felicità non è quella che affannosamente si insegue credendo che l’ amore sia tutto o niente..
Non è quella delle emozioni forti che fanno il “botto” e che esplodono fuori con tuoni spettacolari…
la felicità non è quella di grattacieli da scalare, di sfide da vincere mettendosi continuamente alla prova.
Crescendo impari che la felicità è fatta di cose piccole ma preziose..
..e impari che il profumo del caffè al mattino è un piccolo rituale di felicità, che bastano le note di una canzone, le sensazioni di un libro dai colori che scaldano il cuore, che bastano gli aromi di una cucina, la poesia dei pittori della felicità, che basta il muso del tuo gatto o del tuo cane per sentire una felicità lieve.
E impari che la felicità è fatta di emozioni in punta di piedi, di piccole esplosioni che in sordina allargano il cuore, che le stelle ti possono commuovere e il sole far brillare gli occhi,
e impari che un campo di girasoli sa illuminarti il volto, che il profumo della primavera ti sveglia dall’inverno, e che sederti a leggere all’ombra di un albero rilassa i tuoi pensieri
E impari che l’amore è fatto di sensazioni delicate, di piccole scintille allo stomaco, di persone vicine anche se lontane, e impari che il tempo si dilata e che quei cinque minuti sono preziosi e lunghi più di tante ore,
e impari che basta chiudere gli occhi, accendere i sensi, sfornellare in cucina, leggere una poesia, scrivere su un libro, o guardare una foto per annullare il tempo e le distanze ed essere con chi ami.
E impari che sentire una voce al telefono, ricevere un messaggio inaspettato, sono piccoli attimi felici E impari ad avere, nel cassetto e nel cuore, sogni piccoli ma preziosi.
E impari che tenere in braccio un bimbo è una deliziosa felicità. E impari che i regali più grandi sono quelli che parlano delle persone che ami…
E impari che c’è la felicità anche in quella urgenza di scrivere su un foglio i tuoi pensieri, che c’è qualcosa di amaramente felice anche nella malinconia.
E impari che nonostante le tue difese, nonostante il tuo volere o il tuo destino, in ogni gabbiano che vola c’è nel cuore un piccolo – grande Jonathan Livingston.
E impari quanto sia bella e grandiosa la semplicità
Passeggiavo sul Tamigi. Domenica di sole, profumi d'estate e il piacere di scoprire nuovi angoli di Londra e l'eterogeneità del genere umano che si rincorre lungo in fiume.
D'un tratto davanti ai miei pensieri, mentre ero appoggiata alla ringhiera e guardavo il fiume e i suoi ponti, alzo lo sguardo e trovo i suoi occhi.
Occhi timidi e schietti a modo loro che mi indicano una tela. Sorride. Eccentrico nei modi e nell'aspetto. Mi invita sul suo tappeto volante.
Il Tappeto Volante è un'idea artistica in cui invita i passanti a scrivere, disegnare e a colorare una tela appoggiata per terra. Guardo i colori e la tela, presa d'assalto soprattutto da bambini. Non resisto. Sorrido ed entusiasta appoggio la ia borsa e mi metto a carponi. Scelgo due colori: rosa e verde. Trovo un angolo del tappeto e disegno una semplice rosa.
Mentre disegno, la strana figura invita e coinvolge dei bambini che fanno degli scarabocchi mentre io mi impegno a creare una rosa che resti e conservi il suo minuscolo spazio.
Mi rialzo e lui mi ringrazia. Ha uno sguardo buono e malinconico. Sembra quasi sorpreso di trovarsi davanti la sottoscritta che sorridente lo ringrazia e si mette a chiaccherare. Parliamo un pò, di arte e di Londra. Di Lui che sta sul Tamigi e del suo tappeto volante. Poi noto un pò di imbarazzo. Di quell'imbarazzo delle persone semplici. Si esprime in modo educato e colto, ha una certa fierezza di fondo e parlarci è piacevole.
Mi saluta e mi ringrazia baciandomi la mano. Delicato e timoroso. Mi dice che lui sta sempre lì con il suo tappeto e mi confida che stasera sarebbe stato in TV.
Poi, abbassando lo sguardo, mi indica una lattina colorata per l'elemosina.
Lo saluto promettendo di guardarlo in TV.
E stasera l'ho guardato scoprendolo un clochard, un artista di strada con una storia straordinaria come tante e difficile come tutte quelle di chi si trova ai margini dell'ordinarietà.
Solo guardandolo stasera ho realizzato che fosse un senza-tetto.
Solo stasera ho capito quella sua malinconica gratitudine e quel delicato imbarazzo.
A volte mi stupisco di come mi sfugga l'evidente. Non mi ero accorta che fosse un clochard. E non mi interessa saperlo.
E' bello sapere che basta un sorriso per far cambiare la giornata delle persone. Ed anche la propria.
Ch.
Un po' di magia... per trovare il proprio tappeto volante...
E' strano. Dovrei essere triste, per la fine della storia con Armagnac. Dovrei essere in ansia per i silenzi di *Lui*.
Ed invece sono serena. Di quella serenità paga, completa, che non fa domande e non cerca risposte, si accontenta di essere nel momento.
Mi lascio vivere, leggera e libera.
Appagata.
Grata ed incredula.
Sedevo a St. James parco oggi, al centro del parco, il sole in faccia e faticavo a credere di essere qui oggi. Non voglio niente più di quanto ho ora, sono paga, serena, sto bene. Sto bene con me stessa, felice e soddisfatta delle mie scelte, delle mie scommesse e dei miei sogni.
Ma niente domande, mi lascio vivere. Mi lascio trasportare dalla vita e dagli eventi.
Assaporo appieno questo bizzarro senso di completezza, di serenità, di felicità. E sorrido. Non posso farne a meno. Sorrido e scopro il nuovo mondo che mi circonda e che sono.
Armagnac è partito oggi per una vacanza che avevamo organizzato insieme. E' partito da solo, io su quell'aereo non sono salita. Armagnac in questo momento è in volo. Io sono sul mio metto londinese, assolutamente serena.
Ho passato la giornata al parco, a leggere, osservare uno scoiattolo, guardare le persone e a respirare l'aria fresca di queste giornate.
Ho la consapevolezza di aver fatto la scelta giusta. Sono tranquilla. *Lui* è invece rinchiuso nel silenzio. Silenzio che può avere mille significati, ma dei quali non voglio occuparmi da sola. Ne riparleremo quando ci rivedremo.
E se non ci rivedremo, il silenzio sarà autoesplicativo.
Mentre tornavo a casa sull'autobus mi sono commossa pensando a quanto sia fortunata... Londra, la salute in un momento positivo, il lavoro...
L'amore verrà. Lo so. Non ho fretta. So che da qualche parte esiste qualcuno che mi cerca e mi aspetta. Sarei sfacciata ad avere tutto.
Non chiedo altro e vivo questi giorni con una strana leggerezza, con la semplice voglia di godermi i momenti per quello che sono, senza strascichi del passato o fardelli immaginari sul futuro.
Sono qui, sto bene. Non voglio altro.
Se la storia con *Lui* è destinata a continuare, non è ingrigendo le mie giornate con pensieri ed ansie o arrovellandomi su ipotesi immaginarie che posso accelerare o cambiare le cose. Lascio che tutto vada come va. Seguo la corrente, vivo il momento. Non mi faccio domande, non mi serve sapere. Mi basta solo sentire questa pace, questo equilibrio e le sensazioni di pacata felicità che si dispiagano in un sorriso.
E sorrido.
Sorrido al mondo, a londra, ad uno scoiattolo ed ai piccioni.
Sorrido perchè sto bene con me. Sto bene nella mia vita e troppi pensieri rovinerebbero il gusto di queste giornate di pace.
Per i problemi, ci sarà tempo. Anche per quelli d'amore. Ma oggi no. Non ho tempo per i problemi.
Ch.
I believe in karma, what you give is what you get in return.
Razionalizzo come un esperto chirurgo le mie sensazioni. Se ne stanno lì, sul tavolo operatorio della mia anima, sezionate e ordinate, una accanto all'altra. Passione, irrazionalità, ossessione, eccitazione, romanticismo, sogno, poesia, desiderio...
Mi tolgo i guanti e depongo i bisturi. Non ho trovato nulla di nuovo. Mi siedo guardando il cuore appoggiato lì accanto. Eppure batte. Batte forte e deciso al ritmo del suo pensiero. E non smette. Sanguina ferito, ma batte. Trafitto ma pago.
Lui mi sa dominare. Lui, con questo suo silenzio, sa spiazzarmi. Sa dominarmi mentalmente.
Mina le mie certezze con la sua assenza ed i suoi silenzi per poi farmi sentire la sua principessa solo con uno sguardo. E' la sua imprevedibilità, quella sua capacità di mantenere un grado di tensione costante, quel suo creare desiderio, quel suo esecitare il potere della sua assenza...
Ed io perdo la testa. E mi basterebbe la sua presenza. Mi basterebbe sentire il suo respiro per essere già sua, per voler essere l'aria stessa che respira.
Mi domina con l'essenza della sua assenza, mi fa anelare la sua presenza, si fa essenza vitale ed io non posso fare a meno di attenderlo e desiderarlo.
Mi annullo nella sua assenza per rifiorire nelle sue mani, davanti ai suoi occhi.
Anche se razionalizzo, come un chirurgo, non ho nulla che possa asportare. Non posso togliere nulla ad un cuore che già batte per un'assenza.
If you wait for me then I'll come for you Although I've traveled far I always hold a place for you in my heart If you think of me If you miss me once in awhile Then I'll return to you I'll return and fill that space in your heart Remembering Your touch Your kiss Your warm embrace I'll find my way back to you If you'll be waiting If you dream of me like I dream of you In a place that's warm and dark In a place where I can feel the beating of your heart
Remembering Your touch Your kiss Your warm embrace I'll find my way back to you If you'll be waiting I've longed for you and I have desired To see your face your smile To be with you wherever you are
Remembering Your touch Your kiss Your warm embrace I'll find my way back to you If you'll be waiting I've longed for you and I have desired To see your face, your smile To be with you wherever you are
Remembering Your touch Your kiss Your warm embrace I'll find my way back to you Please say you'll be waiting
Together again It would feel so good to be In your arms Where all my journeys end If you can make a promise If it's one that you can keep, I vow to come for you If you wait for me and say you'll hold A place for me in your heart.
Una settimana fa. 7 giorni esatti. 168 ore fa. 10.100 minuti fa esatti. Ero con lui. Passeggiata a Hyde Park. Il caffè sulle rive dello stagno.
Tanti pensieri oggi. Tante domande irrisolte. L'attesa.
L'unica certezza: con Armagnac è davvero finita. Poteva bastare solo l'idea di Lui a distruggere la nostra storia? Lui non ha neppure dovuto baciarmi per far sbiadire Armagnac.
E' bastata la sua presenza. Forse il mertiyo di Lui è solo questo, avermi aiutata a prendere coraggio e fare ordine.
E' il mio paradiso ed il mio inferno. E' un'ossessione, è la spina che punge ma di cui non riesco a fare a meno. La ferita che credevo sanata si è riaperta e come un fiume in piena hanno ricominciato a fluire sensazioni e sentimenti.
E' il pensiero di lui che non riesco a togliermi più di dosso, è il desiderio e quella tensione che aumenta di pensiero in pensiero, sognando e temendo al tempo stesso il prossimo incontro. Prigioniera di un calendario che conta più passato che futuro. CHiudo gli occhi con un sospiro che porta il suo nome. I suoi silenzi, la mia ansia ed il mio desiderio. La voglia del suo profumo, del suo sguardo che mi accarezza, della sua mano che prende la mia.
Eccomi ripiombata in quel vortice di sensazioni... Quella massa di sensazioni che dopo di lui avevo serrato dietro un muro, sensazioni che credevo di poter dominare per evitare che diventassero - come sono divenute -completamente incontrollabili e potessero prendere il sopravvento e dominarmi completamente.
Non ho più potere, non ho domande o dubbi. Ho solo un fiume di sensazioni e di voglia di lui. Voglia di scoprire se esiste un presente. E illogica e irrazionale, attendo.
Sento pesante e deciso ogni singolo istante, scandito dal battito trattenuto del mio cuore. Non posso chiudere gli occhi senza che la mente mi riporti al nostro ultimo incontro. E' una maledizione sensuale, pazzia, euforia e ossessione.
Un sentimento totalizzante e paralizzante.
Mi fa un pò paura ma non posso oppormi. SOno completamente persa, in balia di sensazioni che mi avvolgono stretta, che mi tolgono il fiato, che creano ansia, preannunciano delusioni ma di cui sono succube e di cui non so fare a meno. Sono sul preicpizio. So che posso cadere. Ho le vertigini. E non nè la forza ne la volontà di oppormi a tutto ciò.
Per tornare a sentirmi viva devo stare sull'orlo del burrone e rischiare di cadere senza preoccuparmi dei rischi.
Mi fa ancora e sempre questo effetto. Incredula non posso capire. Non voglio capire.
Attendo. Attendo attorcigliata nelle mie sensazioni. Domandandomi quali sensazioni lo accompagnino...
Cacciatrice di sogni e di vita, amante dell'ignoto, affamata di sensazioni ed emozioni. Ho una valigia sotto al letto, pronta per un viaggio. Ma posso partire anche senza la valigia. Mi basta un sogno, una meta o un'idea. Perchè anche se non so dove andare, so che arriverò. E anche se non so dove arriverò, so che sarà il posto giusto. E saprò riconoscerlo.
La cioccolata, poltrire avvolta nelle coperte, ascoltare musica al buio, i girasoli, i libri, le scarpe, gli sguardi intriganti, le sorprese, l'imprevisto che ti fa sorridere, i viaggi, le sfide, le chiaccherate intelligenti, i baci che tolgono il respiro, il libero arbitrio ...
I hate
La noia, la prevedibilità, il calcio, il suono della sveglia, la camomilla, la superficialità, la supponenza, le persone fintamente impegnate, le bugie, le stoviglie di plastica, la volgarità, gli spifferi delle finestre, l'odore dell'incenso ...